Parco del Gargano, Potenza non ci sta: «Mercimonio delle poltrone, il Pd non si ferma nemmeno davanti all’emergenza»

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“Il Parco del Gargano e il mercimonio delle poltrone: il Pd provinciale con l’assessore regionale di riferimento, non si fermano nemmeno davanti all’emergenza coronavirus per mantenere le proprie pedine e il proprio potere, una vergogna inaudita. La città di Apricena prende le distanze da questo modo di fare”. Inizia così il duro affondo del sindaco della Città della Pietra, Antonio Potenza, contro la riconferma del consiglio direttivo uscente dell’Ente di Monte Sant’Angelo.

“Mai mi sarei immaginato di dover scrivere un comunicato alle 22 di sera del 15 aprile, in piena emergenza coronavirus, per parlare di un episodio sgradevole che riguarda la Comunità dei Sindaci in seno al Parco Nazionale del Gargano. E mi scuso se lo faccio in questo momento difficile per tutti ma è giusto che la gente sappia. La mia coscienza ed il mio dovere mi impongono come sempre di essere trasparente ed onesto nei confronti delle nostre popolazioni”.

 “Mi è stata notificata la convocazione di videoconferenza per la comunità dei Sindaci del Parco per il 15 aprile 2020, alle ore 16,30 su piattaforma digitale. Nell’ordine del giorno c’era il rinnovo delle cariche in seno al consiglio direttivo del Parco stesso, in particolare la nomina dei 4 membri scelti dalla comunità dei Sindaci. Nei gironi scorsi, contattato telefonicamente, dichiarai che mi sembrava inopportuno fare una scelta del genere in questo particolare momento ma che sarebbe stato meglio posticipare questa discussione (che dovrebbe coinvolgere i 17 sindaci dei comuni del Parco e non le segreterie di partito) a fine emergenza, atteso che sicuramente bisognava aprire una discussione approfondita su quanto fatto dagli uscenti ed individuare, possibilmente senza rotture né condizionamenti della politica di parte, le personalità più condivise per il nuovo mandato. Ricordo a tutti, che il Parco nazionale del Gargano è una Istituzione della nostra Repubblica e la Comunità dei Sindaci è il meccanismo di rappresentanza di tutti i comuni del Parco stesso. Ingenuamente non avevo capito che c’era una trappola da parte della componente dei sindaci che fanno riferimento al Pd della Provincia di Foggia”.

“Ho cercato in tutti i modi di convincere i colleghi Sindaci di sottoscrivere un documento condiviso – ha proseguito Potenza -, nel quale si confermassero i quattro uscenti per dare continuità alla Comunità e riconvocarci a fine ottobre, al termine dell’emergenza Covid per approfondire la questione. Abbiamo discusso quattro ore, ripeto quattro ore, e in almeno quattro occasioni ho supplicato il presidente della comunità dei Sindaci di non farci votare con voto palese, per due motivi: in primis perché la piattaforma digitale ha avuto problemi tecnici ripetutamente e poi perché il voto dovesse essere segreto per evitare rotture insanabili. Tengo a precisare che sono stato il primo a dichiarare apertamente che non ero interessato a nessun incarico e nessuna poltrona. Tutti i miei tentativi e quelli similari di altri colleghi non hanno sortito effetto, così il presidente-marionetta della comunità (uomo del Pd) ha pensato di forzare la mano e anche se non ha accordato pause di riflessione a chi come il sottoscritto le ha chieste, ha imposto di votare palesemente dopo però 3 minuti per fare la ‘pipì’. Abbiamo dovuto constatare che la pipì è durata 25 minuti, perché la marionetta e i suoi colleghi Pd dovevano chiarire la questione con il partito”.

Come è arrivato Potenza a questa ricostruzione? “Lo spiego subito. Al momento della richiesta di disponibilità a candidarsi, in una prima fase erano venute fuori le candidature dei quattro uscenti (i sindaci di Cagnano, Rignano, San Marco in Lamis, Vico) e la nuova candidatura del sindaco di San Nicandro Garganico. Nei famosi tre minuti di cui sopra, mi permisi di telefonare al sindaco di Cagnano chiedendogli di fare un passo indietro, di ritirare la sua candidatura, visto che è a scadenza di mandato come sindaco e tra qualche mese nel suo Comune si voterà, visto che è da quattro anni al Parco, visto che per due anni ha fatto il presidente del Parco. Gli ho chiesto un passo indietro facendogli notare che così avrebbe dimostrato di avere grande maturità politica ed istituzionale ed avremmo garantito una unica mozione senza creare rotture. A questa mia richiesta Costanzucci mi risponde testualmente: ‘me lo ha chiesto il mio partito e non posso fare passi indietro, oltretutto mi devo ricandidare come sindaco a Cagnano e mi serve la visibilità del Parco’. Gli ho chiuso il telefono in faccia, sono rimasto profondamento deluso, avendo appurato che mentre il sottoscritto ed altri per 3 ore avevano lottato (senza interessi di poltrone) per creare armonia ed unione nel gruppo, c’era un disegno ben preciso da parte del Pd di forzare la mano, che ce ne frega dell’emergenza Covid, che ce ne frega del Parco, a loro interesse solo il potere e gli interessi di parte”.

“A quel punto – ha aggiunto Antonio Potenza – telefonavo (sempre nei famosi 3 minuti, al presidente facente funzione del Pd in seno alla comunità), e ad alta voce gli chiedevo di intervenire, di rinviare, di fare qualcosa altrimenti mi sarei molto arrabbiato e avrei scoperto il vaso di Pandora. Figurarsi se il sindaco di Carpino, anche egli del Pd ha ascoltato la mia proposta, figurarsi se da Presidente si sarebbe fatto carico di sedare gli animi (ovviamente nei 3 minuti, diventati poi 25, molti sindaci hanno reclamato lamentando la scorrettezza del presidente per la lunga attesa), lui rientra nella discussione e mette ai voti per eleggere a maggioranza, creando una spaccatura totale (per lui è già la seconda volta, anche alla sua elezione ci fu spaccatura). A questo punto, come è il mio solito, in maniera chiara, forte, ad alta voce, ho esternato tutto il mio malessere, la mia delusione, che trovavo inaccettabile che il Pd utilizzasse il Parco per fare politica, che il Parco e la sua Comunità sono una cosa seria, pertanto non ho partecipato al voto ed ho abbandonato la seduta. A questa mia decisone di non partecipare al voto hanno aderito anche il sindaco delle Tremiti e di Ischitella che hanno palesemente manifestato il loro malessere per il clima che si era venuto a creare. Nel frattempo altri sindaci hanno votato contro la linea del presidente e del Pd, di fatto si è creata una spaccatura in seno alla comunità dei sindaci”.

Un atteggiamento definito vergognoso dal primo cittadino di Apricena che ha incalzato: “Questo tra l’altro è uno dei motivi per cui molte volte non ho partecipato alle riunioni del Parco, perché ormai mi è chiaro da anni che spesso quel luogo è solo lo spazio per fare politica, di fare interessi di parte e non delle comunità coinvolte, un modo che non ho mai condiviso. Mi sembrava opportuno e doveroso informare l’opinione pubblica, perché ho dovuto togliere 4 ore del mio impegno quotidiano al fianco della mia comunità in questo momento di emergenza, per assistere ad uno spettacolo indecoroso. Questo non è il modo di rappresentare le istituzioni. Questo modo non ci appartiene e la nostra Città, che seppur far parte dell’Ente Parco, non accetterà mai una conduzione della Comunità in questi termini. Per questi motivi, riprenderemo il percorso avviato nel 2018, per mettere in atto tutte le attività amministrative per rinegoziare il perimetro e le regole del Parco nella nostra città, affinchè ci sia un Parco vero, reale, che arricchisca la nostra Comunità, che preservi il nostro paesaggio, che non sia solo un freno al nostro sviluppo economico, turistico, venatorio, ambientale o solo un carrozzone per i soldatini o trombati della politica. Appena possibile chiederò anche gli atti ufficiali della seduta e della votazione al fine di verificare se tutto è stato fatto secondo norma”.