Chitarristi a San Marco in Lamis

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E’ un filo invisibile che parte dalla fine degli anni cinquanta, scavalca i sessanta e oltre per condurci nella modernità dei nostri giorni. I chitarristi di ieri e di oggi che hanno fatto la storia della musica a San Marco in Lamis. Prima Parte.

di Luigi Ciavarella

La figura principale da cui vorrei partire è quella di Michele Daniele (1910 – 1982) detto “Michele lu Cecate”. Cieco dalla nascita, autodidatta e musicista dotato di una sensibilità artistica fuori dal comune, egli suonava ad orecchio tutti gli strumenti musicali. Un vero talento naturale. Joseph Tusiani lo cita nel volume Bronx, America (Ce chiamava Michele lu Cecate/quidde che m’amparate/a ssunà lumandulline/quanna a mme me chiamavane Peppine/…) rievocando così un incontro avvenuto, all’età di otto anni, con il “musico locale” con lo scopo di apprendere a suonare il mandolino. D’altra parte una foto dello scrittore (dell’anno dopo e in “posa pascoliana”), presente nell’album “La Padula” curato da Antonio Motta, rivela con candore tutta la passione per quello strumento, esibito nello scatto, che sarà omnipresente nella sua vita.

Michele Daniele suonava anche l’organo a canne alla Chiesa Madre.

Anche di Antonio Verde abbiamo una testimonianza letteraria fornita dallo scrittore Antonio Motta nel suo volume autobiografico “La casa di via Calvitto”. Nel testo l’autore tratteggia, con simpatia, la figura di quel barbiere “dalla voce burbera e gridanciara”, dai capelli rossicci (e per questo chiamato zio rosso), che nella sua “barberia angusta di corso Matteotti” dal profumo di lavanda, tra una pennellata e un taglio di capelli, insegnava a qualche giovane del posto a suonare la chitarra o il mandolino, forse con metodo rude ma molto efficace. Poi la sera, al termine della giornata lavorativa, quel minuscolo ambiente si animava. Lì dentro si riuniva un ristretto gruppo di amici i quali, chiusa la porta, tra un bicchiere di vino ed un boccone, dava sfogo alle proprie passioni musicali, attraverso libere interpretazioni di canzoni dialettali e anche qualche pezzo d’opera.

Un altro personaggio chiave di questa storia è Michele Fulgaro, chitarrista autodidatta, pluri citato nel corso delle mie cronache musicali, oggi ottantenne e non ancora domo. Anch’egli teneva un minuscolo bugigattolo sul corso dove svolgeva il suo lavoro di calzolaio e, come zio rosso, tra una suola e un sopratacco, trovava il tempo per insegnare a qualche giovane volenteroso l’uso della chitarra. La sua storia musicale è ricca di fatti straordinari vissuti attraverso l’esperienza delle tante formazioni che egli ha contribuito a formare: Mods, Protheus, Revival….

Ma se penso alle origini non posso non ricordare Nazario Tancredi, un pioniere, colui che ha forgiato per primo il carattere del chitarrista moderno. Musicista di Tonino Lombardozzi, unico sopravvissuto a tutt’oggi di quel sodalizio memorabile formatosi allora, Nazario Tancredi contribuì non poco a rivoluzionare il concetto stesso di gruppo musicale, in termini di intrattenimento, così come l’avremmo conosciuto in seguito.

Nei Mods o Modernissimi, nati in paese nel 1965, ma anche nei successivi passaggi, suonò in tandem la chitarra anche un altro formidabile chitarrista, Michele Verde, figlio di zio rosso, dal quale aveva appreso ogni segreto. La formazione sfoggiava una divisa con giacca rossa e pantalone nero, come si usava allora, durante le esibizioni musicali che si svolgevano in paese tra una serata da ballo e un ricevimento nuziale. Michele Verde finirà con i Protheus la sua avventura musicale.

Fu dopo la metà dei sessanta che cominciano ad apparire in paese i primi complessi, nati sulla spinta di una moda travolgente che, proveniente dall’Inghilterra dei Beatles (e dei Rokes), si stava affermando tra i giovani. Era il beat che portava con se i segni floreali di una nuova era di libertà, di sogni e di divertimenti che avrebbe coinvolto, almeno sino alla fine del decennio, una generazione intera.

Tra le formazioni più gettonate abbiamo i Wolves, Le Pietre Azzurre e i Birds, quest’ultimi nati sullo scadere del decennio. Nei Wolves militava Michele Giuliani, nelle Pietre Azzurre Natale Tenace mentre i Birds allineavano due chitarristi Michele Villani alla solista e Michele Gaggiano alla ritmica. Erano tutti giovanissimi spinti soltanto dal desiderio di suonare insieme in un gruppo le canzoni del momento senza porsi problemi di futuro. Di tutti i nomi citati soltanto Natale Tenace, anch’egli barbiere (pardon acconciatore) continua, imperterrito, ancora oggi a suonare in una formazione.

(Un giorno dovremmo andare a spasso per barberie, antiche e moderne, per raccontare i tanti misfatti musicali consumati in quei luoghi).

Da ricordare anche Antonio Coco dei Draghi, chitarrista vintage.

(fine prima parte)