Rignano Garganico: libro aperto sul turismo esperienziale

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Il 23 agosto è una domenica di fine estate già più fresca e meno sonnacchiosa dei giorni estivi appena trascorsi. Ideale per una passeggiata. Ne approfitto. Decido di fare una escursione. Parto, in compagnia della mia Rose, da San Marco in Lamis alla volta di Rignano Garganico.

Dopo circa mezz’ora appare davanti a me un immagine, quasi un dipinto composto di tante piccole case intorno ad un palazzo antico con una torre. E’ Rignano Garganico.

Alle loro spalle la luce del sole si insinua prepotentemente. L’effetto è quello di un miraggio, dove qualsiasi contorno appare indefinito e assorbito dalla luce.

Proseguo. All’entrata mi colpisce un segnale che invita a fare attenzione, perché a Rignano “… i bambini giocano ancora per strada”.

Attraverso il quartiere nuovo e arrivo ai piedi di una salitella. Cambio il passo e con un sforzo modesto mi trovo sulla piazza principale. C’è un edificio che aspetta l’apertura delle scuole; un bar con alcuni avventori; adiacente ad esso, una palazzina, sede del Museo della Grotta di Paglicci, che si trova a mezza costa sotto Rignano.

Mi colpisce la rastrelliera con le bici pubbliche ordinatamente sistemate nella stessa, perché in altri posti che ho visitato le rastrelliere sono completamente vuote.

Imbocco una stradina a fianco della torre. Inizia così la mia perlustrazione del centro storico con i suoi angoli e viuzze suggestive. Case piccole e molte porte chiuse di casette abbandonate da anni: le “reti” alle porte trattengono foglie secche e rametti portati dal vento.

Le viuzze sono spesso interrotte da scalini bassi, facilmente superabili.

Riprendo ogni cosa con la telecamera installata sul manubrio. Davanti ad una casetta, marito e moglie sono seduti a godersi l’aria buona, la tranquillità e il sole. Mi fermo a parlare. Dopo un po’ mi ospitano nella loro casa. Mi offrono vino rosso scurissimo: il vino “tosto”, pane col pomodoro e fette di caciocavallo.

Alla fine del pranzetto, esco e li saluto. Mi sento rigenerato fisicamente ed emotivamente. Altro che barrette di cioccolato!

Mentre giro e osservo e riprendo, una stradina mi immette su una strada più larga. Potrò, finalmente, pedalare senza tanta concentrazione.

Sono sul belvedere. Provo una sensazione indescrivibile. Mi sento ormai parte integrante, come a dire che c’è posto anche per me a Rignano.

Accettato e protetto, nel contempo i miei occhi spaziano verso lo spazio infinito: il Tavoliere, il Subappennino e ancora oltre.

Questo offre Rignano Garganico.

Un possibile attrattore turistico

L’esperienza appena raccontata mi fanno pensare che Rignano Garganico è un modello di turismo esperienziale. Le sue viuzze e i suoi angoli suggestivi, l’ospitalità della gente costituiscono la base per un attrattore turistico eccezionale. E’ possibile attirare visitatori che si muovono a piedi, in mountain bike o in e-bike. Penso, ad esempio, ad un cd. pump-track: una gara di mountain bike per le stradine del centro storico. A ben vedere queste iniziative hanno da anni preso piede in molti paesini del centro dell’Italia; un evento da ripetere periodicamente servirebbe a richiamare turisti di target diverso: associazioni sportive dilettantistiche, famiglie, venditori ambulanti di cibo e di gadget, persone alla ricerca di conoscenze di tradizioni artigianali, culturali ed enogastronomiche.

Occorre saper intercettare un bacino di utenza. Premesso che è opportuna una azione congiunta tra il pubblico e il privato, già la fase dell’intercettazione richiede la costituzione di micro start-up che si specializzano nel proporre eventi e soggiorni, nel predisporre l’accoglienza. Poi, piccole imprese costituite da giovani, donne e disoccupati che propongono pacchetti turistici, con guide e accompagnatori locali.

Strumenti di lavoro come web-site e app interattive per inviare inviti e raccogliere prenotazioni, QR code che spiegano, ad esempio, la storia degli oggetti dell’artigianato locale e ogni altra soluzione per sfruttare ogni occasione innovativa aiutano a raggiungere la missione di lavorare per la diffusione delle tematiche turistiche locali.

Il problema è come finanziare queste nuove iniziative. Esistono i fondi comunitari. Questi si prefiggono di raggiungere anche questi obiettivi tematici (per la programmazione 2014-2020 sono stati individuati ben 11 OT da parte della Unione Europea). Ai fondi si può accedere tramite gli enti pubblici a noi più vicini, come la Regione Puglia oppure partecipando direttamente ai bandi dell’U.E. attraverso l’inoltro on-line della propria idea.

La Politica di Coesione della U.E. anche nella programmazione 2021-2027 ribadirà alla nostra Pubblica Amministrazione, ancora una volta, la necessità di essere concretamente operativi nella diffusione capillare, sui territori di loro competenza, di queste opportunità e nell’assistenza reale nella redazione di progetti di sviluppo.

Il compito dei beneficiari di queste ingenti risorse economiche è quello di acquisire maggiore consapevolezza sulla loro esistenza e sulla concreta possibilità di farne richiesta ed uso.

E’ di fondamentale importanza, però, saper acquisire le necessarie informazioni.

Francesco Totta
“Crescimpresa” – onlus
Associazione per lo sviluppo e la cultura d’impresa