Rignano, la dolina “Centopozzi” infestata da rovi ed erbacce

Print Friendly, PDF & Email

Da qualche tempo il rovo ed altre erbacce infestanti regnano sovrani alla dolina di Centopozzi, in territorio di Rignano Garganico. E questo soprattutto da quando manca ogni intervento pubblico sul tema. L’ultimo risale qualche anno fa, promosso allora dalla Legambiente e dalla Protezione Civile, con il coinvolgimento pieno del plesso scolastico locale.

Il tutto aveva visto la partecipazione diretta, prima del sindaco Vito Di Carlo e successivamente ripetuto pari pari dall’attuale primo cittadino, Luigi Di Fiore, supportato a sua volta dagli altri giovani consiglieri e delegati. Rovi, edera, arbusti hanno abbracciato l’intero fondo e a malapena si vede il sentiero di accesso. A questi si aggiunga la rottura in più parti della sommità dei muretti di contenimento e la quasi ‘sparizione’ delle armoniche strutture di sosta e di pic nic, a suo tempo realizzate dall’Ente Parco. Non a torto questo angolo – monumento della natura è considerato uno delle attrattive naturalistiche tra le più belle e caratteristiche del Promontorio.

Ecco come è descritta nella guida turistica, messa a punto qualche tempo fa da chi scrive. “Un’altra caratteristica del paesaggio montano di Rignano è costituita dalle doline, pure originate dal fenomeno carsico. Sono come dei piccoli crateri che a differenza di questi hanno un fondo di terreno coltivabile e permeabile. Di esse vi sono alcune ricolmate da sassi di riporto, derivate dallo ‘spietramento’ dei campi, e coperte da una coltre di terreno fertile commisto a concime animale. Di doline nel territorio di Rignano se ne contano a centinaia, forse la più alta densità del Promontorio.

La dolina più grande (seconda solo a quella di Pozzatina in agro di Sannicandro Garganico) si chiama Centopozzi. Una denominazione, quest’ultima, non casuale, ma che si riferisce agli innumerevoli pozzi esistenti, oggi in parte interrati, riempiti di acqua e forse, ieri, anche di acqua sorgiva, come testimonia un antico documento (dove si cita a proposito di confini il luogo “ubi acquae surgunt”). Sorgenti in seguito estintisi, sprofondate in qualche inghiottitoio, originato dal medesimo fenomeno carsico.

Negli ultimi tempi Centopozzi – si legge ancora più avanti -, grazie all’intervento del Parco Nazionale del Gargano, con l’avvenuto recupero – ripristino delle principali cisterne, dei muri a secco, del verde e soprattutto con il mascheramento delle improvvide colate di cemento e di asfalto degli anni ‘80, è diventato- come sopra accennato – l’angolo più suggestivo della zona, assai frequentato dai turisti e dagli amanti della natura”. Che cosa si può fare? Intervenire subito con azioni mirate di disinfestazione radicale e del ripristino immediato delle opere di abbellimento sopra evidenziate. Sull’iniziativa in parola c’è da registrare il controcanto’ironico’ di qualcuno rivolto ovviamente alle istituzioni responsabili “Se ci siete, battete un colpo! non appena la pandemia se ne va”.

Tanto urge, per accrescere il pacchetto dell’offerta turistica rignanese, costituita in larga parte dalla originalità del suo borgo antico di origine medievale, dallo sconfinato e unicità del panorama sul Tavoliere e soprattutto dal Museo Paleolitico di Grotta Paglicci di imminente inaugurazione e fruizione. (AntDV)