Antonio Turco, altro cavallo di razza in corsa da sindaco, a San Marco in Lamis

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di Antonio Del Vecchio

Antonio Turco, classe 1967, avvocato ed esperto di procedimenti INPS è il secondo nostro intervistato a correre quale sindaco di San Marco in Lamis. Egli qui esercita e vive da quando è nato.

È coniugato con Lucia Di Carlo dalla quale ha avuto due figli, Flavio e Michi. Il primo è ancora studente, l’altro è infermiere laureato, in servizio al “Gemelli “di Roma. Lo stesso è attualmente fidanzato con Valentina, psicologa. I due giovani, secondo il dire dell’avvocato, a gennaio del prossimo anno, li faranno diventare ‘nonni’ (vedi foto con brindisi).

Turco, come accennato,  questa volta corre in qualità di primo cittadino per la lista civica “L’Amiamo”. Egli è il secondo intervistato tra gli attuali “cavalli di razza” in corsa per la conquista di Palazzo Badiale, sede storica del Comune. Ecco di seguito le domande che gli abbiamo rivolto. Le stesse riguardano l’uomo, la politica e il programma.

Quando ha cominciato a parlare di politica?

Si può dire da sempre, perché a tenere banco in casa c’era mio padre legato ai valori cristiani e democristiani da tempi immemorabili. Pendevo dalle sue labbra in ogni momento. Quindi, ho capito di più quando sono andato alle scuole medie prima e poi al Liceo ClassicoPietro Giannone”. A quei tempi c’erano come padri spirituali dello scautismo locale,  il sodalizio che per primo mi ha lanciato nel sociale, Don Angelo Lombardi e Don Luigi Lallo.

Pensate che quando facevo il primo Liceo, Giuseppe Conte, il futuro Presidente del Governo e nuovo astro nascente della nuova politica centrista, si trovava presso il medesimo Istituto alle soglie della maturità. Ho sviluppato la mia passione in seguito aderendo nel 1987 alla Dc, di cui sono stato segretario della giovanile e poi, dopo Tangentopoli, al Partito Popolare e alle sue successive evoluzioni ex-Dc e seguendo poi come responsabile giovanile le sue evoluzioni successive.Mi sono laureato in Giurisprudenza all’Università di Urbino con il filosofo Don Italo Mancini, poi, deceduto, sviluppando il tema “Politica e Filosofia nel giovane Sturzo”.

Sono stato consigliere comunale di opposizione in città nelle file del Partito Popolare, dal 2001 al 2005 e poi in maggioranza come vice sindaco nell’ultimo anno della giunta Lombardi. Ciò mi ha permesso di conoscere dal vivo i problemi della gente. Quindi, se sarò eletto, so dove mettere le mani.

Ha paura della burocrazia?

Assolutamente no! Infatti, avendo esercitato attivamente la mia pratica di avvocato, l’esperienza in campo, oltre a conoscere i meandri dell’ordinamento amministrativo, mi permetterà di indirizzare meglio la macchina e la conseguente azione comunale verso i traguardi risolutivi.

Quali sono i punti fermi del suo programma?

La scuola, la sanità e il lavoro giovanile. Sono tre campi propedeutici tra di loro. Infatti, se si fa buona scuola, come nel passato, le nostre strutture educative continueranno a sfornare eccellenze in tutti i campi. Importante è cercare di trattenere sul posto i quadri che servono per la promozione della cultura, possibilmente agganciata al turismo ambientale e religioso.

Compito del Comune è di promuovere e risolvere i problemi infrastrutturali. Per esempio buone strade di accesso verso i Conventi di Stignano e di San Matteo e quella che attraverso il bosco, nonché i sentieri di passaggio. Tenere sempre vegeto e pulito il verde pubblico cittadino con particolare riguardo la Villa Comunale e la Villetta.

In campo sanitario, occorre rendere più attivo ed accessibile il Centro Padre Pio da parte degli utenti bisognosi. Lo stesso discorso vale anche per i servizi asl del Distretto, quello di coordinamento intercomunale e il poliambulatorio sito presso l’ex Ospedale “Umberto I”.

Riguardo al riassetto del bilancio e del debito fuori bilancio bisogna lavorare sodo, in modo da impegnare le somme risparmiate verso gli interventi di recupero ed investimento. Ridare alla Biblioteca una direzione all’altezza del compito, facendo ritornare la stessa un centro culturale di aggregazione sociale e di studio con programma delle sue attività di alto profilo promozionale, semmai a stretto contatto con le Fondazioni Soccio, Leonardo Sciascia e la Biblioteca “P.A. Fania” di San Matteo. Promuovere i lavori pubblici di sistemazione e di abbellimento cittadino, per garantire occupazione. Per quanto riguarda i giovani, vedere che si può fare per entrare con progetti fattibili nell’ambito dei fondi europei, favorendo l’occupazione dei giovani laureati e diplomati. Tanto vale anche per ciò che riguardo il turnover impiegatizio al Comune, arrivato ormai agli sgoccioli.

In che cosa si sente alternativo al governo della cosa locale?

In tutto. Negli ultimi anni si è assistito alla chiusura a riccio che ha caratterizzato il governo di chi ci amministra. Ha aumentato ulteriormente la distanza tra la politica ed il cittadino sulla base di una falsa idea che va tutto bene, che meglio non si può fare e che loro sono i migliori e i più bravi di tutti. Ma non è così. Bastano i numeri impietosi del continuo calo demografico a dimostrarlo, ma soprattutto il dissesto finanziario sopra accennato , determinato da anni e anni di scelte amministrative e politiche sbagliate. Ad li là di roboanti proposte, utili ad alimentare le sterili e fantasiose menti dei tanti qualunquisti che frequentano i corridoi di Palazzo Badiale o i viali di San Marco, quello che manca è la quotidianità di una vita semplice e serena che ogni amministrazione dovrebbe garantire ai propri compaesani. Strade pulite, servizi comunali efficienti, e traffico veicolare sotto controllo, attenzione verso i più fragili e deboli.

Occorre, altresì,  coinvolgimento e confronto continuo con le associazioni ed i singoli cittadini sulle questioni amministrative da risolvere, parità di trattamento nell’affidamento di incarichi, consulenze e lavori vari a professionisti, tecnici e imprese artigiane, presenza assidua a supporto delle istituzioni scolastiche per favorire la crescita culturale e didattica dei nostri ragazzi.

Se non si è in grado di garantire il minimo sindacale è difficile immaginare ogni altra soluzione amministrativa che riporti San Marco ai fasti degli anni passati. Tanti! Ma è soprattutto il singolo cittadino che deve pienamente riappropriarsi del proprio ruolo di decidere il proprio destino, rivendicando il diritto di continuare ad incidere sulle pubbliche decisioni in ogni istante di vita dell’Amministrazione Comunale e non di determinare il suo ruolo il giorno in cui si vota. Noi ci crediamo, appunto, perché “L’amiamo”.

Che si promette ancora di concepire e di fare ad horas?

Cercherò in questa campagna elettorale di esprimere concetti seri con la simpatia, l’ironia, cercando di regalare a chiunque incontrerò un sorriso e tanta gioia, come ho sempre fatto e sempre farò!