Brucellosi: positive 32 aziende della provincia di Foggia, quelle di San Marco in Lamis le più infette

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Il fenomeno continua a preoccupare, nonostante la riduzione del 30 per cento dei casi. L’Asl – se si esclude il mercato parallelo dell’abusivismo – lavora al ritmo di due controlli l’anno su ogni impresa zootecnica.

Trentadue aziende positive in sette comuni della provincia di Foggia. La brucellosi nei bovini continua ad essere un problema, nonostante la riduzione del 30 per cento dei casi. L’Asl di Foggia – se si esclude il mercato parallelo dell’abusivismo – lavora al ritmo di due controlli l’anno su ogni azienda. Nel 2017, gli uomini del servizio veterinario sono entrati 3300 volte nelle stalle, raccogliendo 8300 prelievi su bovini. Sembrano lontani i tempi della corsa in ospedale, come nel 2000 quando un campione sfuggito comportò il ricovero ai Riuniti di Foggia di oltre 100 persone.

Il trasferimento della zoonosi nell’uomo, infatti, si è ridotta notevolmente negli anni. Ma resta il campanello d’allarme. Anche perché, solo nel 2015, ad essere colpita è stata una ragazzina di 13 anni, figlia di allevatore, ricoverata a Casa Sollievo della Sofferenza. Debellare il problema è pressoché impossibile, vista la natura degli allevamenti sul Gargano, prevalentemente composta da più di 300 capi che pascolano allo stato brado. Una popolazione di oltre 40mila bovini che, assieme al Casertano (patria della mozzarella di bufala esportata in tutto il mondo), rappresenta uno dei cluster sotto la lente del ministero della Salute.

“C’è un’alta prevalenza nelle aziende in sette Comuni – spiega a l’Immediato, Francesco Fini, direttore Servizio Veterinario Sanità Animale Nord\Sud -, dato che scende se si rapporta ai singoli casi, visto che in allevamenti di grandi dimensioni la positività viene riscontrata in 1-2 animali”. Nel 2018, sono stati abbattuti 173 bovini, lo 0,57% della popolazione. Anche i 4mila bufali presenti sul Promontorio sono monitorati.

I comuni con il maggior numero di aziende positive sono: San Marco in Lamis (11, con oltre 50 capi positivi su 4908), San Nicandro Garganico (7, con oltre 60 capi positivi su 3737), Rignano Garganico (3), Monte Sant’Angelo (3) San Giovanni Rotondo (2) e Cagnano Varano (1). Poi c’è l’Alto Tavoliere con Apricena (4). Complessivamente, in quest’area territoriale si concentra più della metà dei 991 allevamenti presenti in Capitanata. “Ciò che conta a livello statistico – precisa Fini -, non è il numero dei capi infetti ma la positività all’interno delle aziende. Noi controlliamo la filiera legittima, nella quale si aggiungono i controlli ulteriori fatti nel caso di vendita alla grande distribuzione organizzata. È evidente che possono sfuggire situazioni di abusivismo che sono oggettivamente difficili da monitorare”.

Al momento esiste un Piano della Regione Puglia per monitorare il fenomeno,con un sistema di informatizzazione che permette al ministero e all’Ue di controllare i dati in tempo reale. “Ma serve un osservatorio – commentano gli esperti durante il convegno organizzato ieri a Foggia nella sede dello Zooprofilattico di Puglia e Basilicata -, bisogna formare epidemiologi di campo. Altrimenti c’è il rischio che una piccola popolazione di animali possa tenere in ostaggio l’Italia, determinando non pochi problemi anche di natura economica”.

Michele IULA
Immediato.net