La specie imprevista n.517: Non mi ritorni in mente!

Gira una battuta atroce sui pazienti affetti dall’Alzheimer: beati loro, conoscono sempre gente nuova!! E in effetti è così: hanno questa strana condanna, avere a che fare con persone “mai conosciute prima”, alle quali raccontano le loro vite, o quello che ricordano e come le ricordano.

Hanno una concezione del tempo e dello spazio diversa dalla nostra, vivono tante vite e non ne vivono nemmeno una. Una strana considerazione del mondo che non riescono ad immaginare con criteri uguali a quelli che usiamo noi “sani”: per loro la Creazione del Mondo è sempre al primo giorno, quando dio creò il cielo e la terra.  E si fermano lì con la storia di tutti noi.

Considerando ciò, questi pazienti non dovrebbero avere nemmeno il concetto di Peccato Originale, poiché avvenne tanto tempo dopo dalla nascita del Mondo. Forse ricordano delle storie sentite sui peccati veniali, quelli meno gravi, che non fanno poi tanto male.

I pazienti affetti dall’Alzheimer sembrano dei privilegiati dagli dei, solo da  quelli che li vogliono bene: non vogliono fargli ricordare le loro vite passate, che non sono state piene di tanti momenti belli. Vivono in una perenne Genesi.  

Le loro foto cambiano fisionomie: i volti li ricordano annebbiati, le storie sono confuse e a volte confondono l’inizio di una storia con il finale, e alcuni finali li ricordano come inizi di drammi o tragedie. Potrebbero essere degli ottimi romanzieri, con infinite storie dove cambiano sempre  i personaggi, le ambientazioni, i buoni  e i cattivi.

La “bellezza” di questa patologia consiste nel fatto che i soggetti affetti non si sentono mai vecchi: hanno sempre qualcosa da imparare domani. Non conoscono la loro età e anche se si vedono in uno specchio come gente anziana, vogliono sapere cosa accadrà. Un concetto di futuro che non abbiamo ancora capito bene se possa essere positivo o negativo.

Un’incoscienza che li rende partecipi alla bellezza di un Mondo perfetto che nella realtà non esiste, ma per loro c’è: non vedono cattiveria, pregiudizi, vendette e tutto ciò che nella vita degli esseri umani non dovrebbe esserci. Un infinto giardino dell’Eden, come provetti Adami ed Eve che vagano per sempre alla ricerca di chi possa riconoscerli.

Finora cure definitive per l’Alzheimer non ce ne sono, si stanno sperimentando dei “viaggi” all’interno di strutture idonee per questo tipo di patologia. I pazienti vengono fatti salire su dei falsi pullman e sono convinti di viaggiare. Invece scorrono delle immagini preregistrate. E i pazienti che ammirano dai finestrini ambienti vari: campagna, mare, città;  chissà qualcosa nella loro mente possa scattare. Sono tentativi .

Forse non è una malattia come la intendiamo noi, ma uno strano privilegio al quale non tutti possono essere chiamati: in fondo  nella vita di ognuno di noi, da ricordare di bello non c’è granchè. Il bello vola via. Anche senza essere affetti dall’Alzheimer…

Soundtrack: “Gocce di memoria” – Giorgia

Film recommended: “Le pagine della nostra vita” di Nick Cassavetes

Book recommended: “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust

Mario Ciro Ciavarella Aurelio