Ricordando Kurt Cobain a 25 anni dalla scomparsa

Print Friendly, PDF & Email

Un quarto di secolo fa una fucilata in pieno volto metteva fine alla vita di Kurt Cobain, un suicidio avvenuto nel garage della sua casa di Seattle. Non aveva retto – si disse subito – il peso della celebrità piovutagli addosso improvvisamente. Si disse anche che la musica, con la quale aveva raggiunto i vertici della celebrità mondiale, non gli dava più alcuna soddisfazione. Non soltanto ascoltarla ma neppure crearla. Fu questa la tragica motivazione alla base della terribile decisione di morte. Ricorda vagamente un altro suicidio, quello di Ernest Hemingway, anch’egli, posto di fronte alla incapacità di continuare a scrivere preferì uccidersi allo stesso modo, con il fucile da caccia. Proprio come molti anni dopo fece Kurt Cobain, con la differenza che il cantante e chitarrista dei Nirvana aveva ancora una vita davanti a sé.

Kurt Cobain lascia una moglie (Courtney Love) e una figlia di appena 20 mesi. Una famiglia che evidentemente non fu sufficiente a farlo desistere dal proposito del suicidio. Molti si sono soffermati sulla fragilità del personaggio e probabilmente è vero poiché il suo carattere instabile incise molto nei suoi comportamenti. Cobain aveva avuto una infanzia difficile, aveva cercato e trovato nella musica le ragioni di vita necessarie per raccontare le sue frustrazioni, le fantasie e il malessere interiore che sono stati i fantasmi con i quali ha convissuto per tutta la vita e che alla fine hanno avuto ragione sulla sua psiche. La musica non è bastata a farlo desistere dai propositi di morte. Quella musica partita dalla periferia del mondo e assunta nel giro di pochi anni ai vertici del sistema rock è stata la sua dannazione. Il grunge, nato a Seattle e nei suoi dintorni alla fine degli anni ’80, che travolse, trasformandolo dalle radici, la musica rock come fino ad allora veniva recepita, era figlia di un malessere collettivo che partiva dalla provincia americana più distante per assurgere a funzioni salvifiche della nazione intera. Non soltanto del rock, che in quel momento stava vivendo una vita difficile, quando nella nuova consapevolezza giovanile che ancora una volta aveva alimentato, che prende dalla musica rock gli spunti ideologici per sovvertire il sistema. Cobain non reggerà a questa assunzione di responsabilità. La sua musica era partita per esprimere un disagio personale finendo per estenderlo a rappresentanza di una intera generazione. Una responsabilità che egli sentiva come un peso troppo grande per le sue forze. Un peso che lo porterà alla morte.

Luigi CIAVARELLA