Una foto, una storia: “Ufo Robot, Ufo Robot…”

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Forse non sapevamo nemmeno che potessero esistere dei robot grandi quanto un palazzo di sette piani. E non sapevamo nemmeno che potessero diventare delle macchine o qualsiasi altra cosa a nostro piacimento. E che potevano risolvere qualsiasi problema. Per grandi e piccini.

Eravamo abituati ai cartoni animati di Hanna e Barbera, quelli di “Braccobaldo” e “Ernesto Sparalesto”, per intenderci. E alle comiche del sabato pomeriggio, appena rientrati da scuola, quando Renzo Palmer presentava “Oggi le comiche”. Ma quando arrivarono in Italia i primi “Manga” giapponesi (fumetti), per essere poi trasformati in “Anime” (cartoni animati), qualcosa cambiò tra i giovanissimi italiani e non solo. Negli stessi anni i vari robot giganti come Goldrake e Jeeg Robot d’Acciaio sbarcarono in Europa.

Quarant’uno anni fa arrivò in Italia il primo cartone animato giapponese che aveva come protagonista un robot gigante, Goldrake. Nella serie televisiva “Atlas Ufo Robot”, che veniva guidato dal ragazzo Actarus, che era posizionato nella testa di Goldrake.

Il protagonista, Duke Fleed (Actarus da noi), è un alieno rifugiato sulla terra che combatte i robot mandati dal malvagio re Vega che, dopo aver distrutto il pianeta di Fleed, vuole anche il nostro. L’unica speranza della terra è il robot guidato da Actarus, Goldrake.

Personalmente quando vidi la prima puntata di questo nuovo cartone animato, non capì molto di quello che stesse succedendo. La morte, che era praticamente presente in ogni episodio di Goldrake, non era così facilmente visibile negli altri cartoni animati. Anche se in quelli di “Tommy e Jerry” i ferri da stiro in testa erano all’ordine del giorno. Ma la violenza dei nuovi cartoni animati orientali non riuscivo a capirla tanto. Sembravano delle emanazioni tecnologiche di Godzilla, l’animale gigantesco preistorico che da decenni era protagonista di una serie di film di fantascienza.

Sembrava come se le telecamere che riprendevano quei personaggi di ferro, girassero intorno a loro, facendoli anche diventare più grandi e forti, difficilmente da battere da parte del nemico. Nonostante fossero dei prodotti televisivi degli anni ’70, quando la tecnologia non era certamente straordinaria.

La trama non era di quelle per bambini, su questo non ci sono dubbi, anche perchè gli “Anime” sono destinati ad un pubblico relativamente adulto. Qualcuno potrebbe pensare che quella dei cartoni animati degli anni ’70 fosse stata una moda passeggera. Assolutamente no!!

L’industria cinematografica e televisiva di questo genere di intrattenimento, è sempre attiva. Goldrake è stato il primo ad arrivare in Italia, ma la produzione di robot di questo tipo esisteva ben prima del 1978 e continua senza sosta. Basti vedere la programmazione che fanno emittenti via internet come Netflix e Tim Vision, per rendersi conto della bellezza e spettacolarità di questi programmi.

Solo che all’epoca dovevamo accontentarci di assistere a questi cartoni animati con la visione in bianco e nero, eppure piacevano. Il colore alla tv arrivò qualche anno dopo, sempre per pochi eletti in tutto il territorio nazionale. Il “vestito” di Goldrake era di due colori, tutti gli altri arrivarono successivamente per apprezzarne ancora di più la bellezza.

Cambiò anche l’atteggiamento nei “combattimenti” tra le varie bande di ragazzini, che si fronteggiavano non solo con le mosse di karate che venivano imitate appena usciti dal cinema comunale, dopo aver assistito a dei film di arti marziali come “Dieci dita di violenza”; ma anche con altri atteggiamenti di sfida, volendo imitare Goldrake quando lancia le sue alabarde spaziali verso il robot nemico. In pochi anni vennero messi da parte le bande rivali formate da ragazzini che si fronteggiavano tra cow boy e pellirosse. E presero il posto i vari Goldrake, Mazinga, Jeeg Robot, Daitarn e tanti altri. Le bande di quartiere non si scontravano più dicendo frasi ascoltate dai vari Zorro, d’Artagnan, o Bruce Lee.

Un episodio tragico è da collegare alla forza, purtroppo solo televisiva, dei vari Goldrake, Jeeg Robot ed altri: quando Alfredino Rampi un ragazzino di Vermicino (Roma), chiese di essere liberato dal pozzo artesiano dove era caduto nel giugno del 1981, da Jeeg Robot. Invitando le decine di soccorritori lì presenti, di far intervenire il robot giapponese, scavando un tunnel parallelo al suo dove era intrappolato ormai da troppe ore.

Il mondo degli “Anime” non è solo Goldrake e company, ma anche: “Le Bizzarre Avventure di JoJo”, “Death Note”, “Madoka Magica”, “Fullmetal Alchemist”, “Monster”, “Neon Genesis Evangelion”, Cowboy Bebop” ed altri. Non sono tutti robot i protagonisti di queste storie, ma personaggi che unicamente il misterioso Oriente poteva creare.

Mario Ciro CIAVARELLA AURELIO