Quarta Mafia, pubblicata la relazione della DIA

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L’analisi delle risultanze investigative e giudiziarie intervenute nel primo semestre del 2019 e pubblicate oggi dalla Direzione Investigativa Antimafia, restituiscono un contesto ambientale omertoso e violento. E la consapevolezza che la quarta mafia è spietata e punisce pesantemente chi si ribella. Le indagini dimostrano, inoltre, come anche nella provincia di Foggia si stia consolidando un’area grigia, punto di incontro tra mafiosi, imprenditori, liberi professionisti e apparati della pubblica amministrazione.

“Nella provincia dauna – scrivono gli investigatori -, il forte legame dei gruppi criminali con il territorio, i rapporti familistici di gran parte dei clan foggiani e la massiccia presenza di armi ed esplosivi favoriscono un contesto ambientale omertoso e violento. L’assoggettamento del tessuto socio-economico, quando non è direttamente connesso agli atti intimidatori perpetrati dalle cosche690, è il risultato della diffusa consapevolezza che la mafia di quella provincia è spietata e punisce pesantemente chi si ribella.

Secondo la relazione “l’analisi degli assetti interni alle consorterie criminali pugliesi attesta, anche per il semestre in esame, la peculiare eterogeneità della mafia foggiana, suddivisa nelle tre distinte articolazioni della società foggiana, della mafia garganica e della malavita cerignolana. Ciononostante, importanti esiti giudiziari confermano come il fenomeno mafioso in Capitanata, analogamente a quanto avvenuto in passato per le altre mafie italiane, sia avviato verso forme più strutturate e sistematiche di organizzazione.

Le indagini dimostrano, inoltre, come anche nella provincia di Foggia si stia consolidando un’area grigia, punto di incontro tra mafiosi, imprenditori, liberi professionisti e apparati della pubblica amministrazione. Una “terra di mezzo” dove affari leciti e illeciti tendono a incontrarsi, fino a confondersi. Lo scioglimento dei Consigli comunali di Monte Sant’Angelo e Mattinata, nonché quelli di Manfredonia e Cerignola intervenuti nel mese di ottobre 2019 – di cui di dirà nella prossima Relazione semestrale – sono indicativi di questa opera di contaminazione.

Lo scenario criminale del Gargano continua ad essere contraddistinto da una forte instabilità sulla quale incide in modo determinante la cruenta contrapposizione tra i clan ROMITO e LI BERGOLIS, che si riverbera su tutta la criminalità locale e, in particolare, a Vieste, nella faida tra i clan PERNA e RADUANO. Risultato di quanto detto, nel periodo in esame, sono i ferimenti e i tentati omicidi – culminati negli agguati del 21 marzo 2019, a Mattinata, e del 26 aprile 2019, a Vieste – in cui sono stati rispettivamente uccisi il reggente del clan ROMITO e il capoclan PERNA. Il primo era un elemento di spicco dello scenario mafioso del Gargano, come hanno dimostrato le numerose inchieste che lo hanno visto coinvolto ed aveva assunto il ruolo di reggente del clan ROMITO all’indomani della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, nella quale era stato ucciso il cugino, boss del sodalizio. L’uomo era già scampato ad un agguato, il 26 gennaio 2016, evento che coincise con l’inizio dell’escalation della faida di Vieste. Non è da escludere che l’omicidio possa avere una duplice chiave di lettura: da un lato quella riconducibile ad ordinari meccanismi di vendetta, dall’altra, quella che richiama ad una più ponderata strategia del clan LI BERGOLIS di approfittare delle contingenti difficoltà della cosca avversa per estrometterla dalla gestione delle attività illecite.

Nell’area garganica assumono un ruolo sempre più strategico i territori di San Marco in Lamis, Rignano Garganico, Sannicandro Garganico e Cagnano Varano con le incisive presenze di gruppi locali.

A San Giovanni Rotondo si registrano, altresì, segnali di una ricomposizione del tessuto criminale locale, favorito dalla presenza di soggetti particolarmente attivi nel mercato degli stupefacenti e capaci di catalizzare nuove leve”.

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