Rignano, è venuto meno il medico “buono” Salvatore Del Vecchio

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Un altro professionista illustre è venuto a mancare, a Rignano Garganico.

Si tratta di Salvatore Del Vecchio, classe 1927, medico specialista in pensione. Il suo decesso è avvenuto l’altro giorno per cause concomitanti, comprese quelle attinenti alla sua età avanzata. Dopo la benedizione nel primo pomeriggio di ieri è stato tumulato nella tomba di famiglia presso il locale Cimitero. Si era ritirato in paese da alcuni anni, assieme alla moglie De Maio e ai suoi due figli Antonio e Dino, provenienti da Foggia.

Nato in paese, aveva dimostrato sin da piccolo la sua inclinazione per lo studio, tanto da ottenere il massimo dei voti alla licenza elementare. Risultati che convinsero il padre Donato Antonio, piccolo coltivatore diretto, a farlo continuare gli studi in quel della vicina San Marco in Lamis, dove frequentò dapprima le medie e poi il Liceo Classico “Giannone”. A quel tempo il servizio del trasporto pubblico da e per il paese era ridotto a poche corse al giorno. Per cui fu costretto da subito a stare ‘a pensione’, anche perché voleva dedicare più tempo allo studio.

Parecchi anni fu ospitato dalla zia di chi scrive, che di lui parlò sempre bene, grazie al suo carattere buono e comprensivo. Maturo, si iscrisse all’Università Federico II di Napoli, dove si laureò in Medicina e Chirurgia con 110 e lode. Fece le sue prime esperienze presso un ospedale del Molise. La presenza in corsia e il plauso di pazienti e colleghi lo convinsero dopo qualche tempo a iscriversi ad una specializzazione nel settore. Pertanto, continuò a sostenere gli esami opportuni all’Università di Torino, dove si specializzò in Medicina Interna.

Con questo titolo e mansione passò all’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza in San Giovanni Rotondo, dove resterà in servizio, quale dirigente medico sino alla fine del servizio, facendosi stimare tantissimo non solo dai colleghi ma anche dai pazienti, con i quali stabiliva da subito un rapporto di fiducia e di reciprocità che abbreviava di molto la terapia.

Di lui si parlò sempre bene, tanto da acquisire da subito il soprannome di ‘medico buono’. Qui conobbe Padre Pio, di cui divenne fin dall’inizio un fedele seguace. Dopo averlo fatto restaurare a dovere, abitò costantemente nel suo architettonico Palazzo di Corso Giannone. Era la dimora avita della famiglia De Maio, esponenti di primo piano nella borghesia di Capitanata, essendo imparentata con i suoi pari: gli Zaccagnino di San Nicandro Garganico, i Martucci di Peschici, i Ricci, i Montanino del Sub Appennino, i Bramante di San Giovanni Rotondo, i Serrilli di San Marco in Lamis, i Rossi di Canosa e tanti altri. Ci fu persino un loro pro zio Vincenzo, che sposò la marchesa Norante di Campomarino, diventando per un biennio sindaco della medesima città nei primi anni’20.

A quanto appreso le condizioni di salute del defunto precipitarono alcuni mesi or sono allorché venne a mancare il suo primo figlio Antonio. Un’anima buona, rapita in cielo, che ora resta a lui abbracciato per sempre. Addio Dottore, non dimenticheremo mai il tuo sorriso sornione e la tua bonomia nelle vicende pubbliche e private della nostra cittadina! La presente testata giornalistica esprime all’intera famiglia dello scomparso la sua stretta e partecipata vicinanza. (AntDV)