Da “Pensieri e parole” a “Bella bionda” il passo è breve

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Una delle caratteristiche del nostro cervello è che ci dà la massima libertà di scelta, potendo fare classifiche su qualsiasi argomento. Possiamo dire ciò che è bello e ciò che non lo è, o almeno lo è di meno. Ciò che è difficile da eseguire da ciò che è molto facile da fare.

E così all’infinito per qualsiasi situazione. Uno dei momenti di “massima tensione” quando si discute, non è tanto per i film, ma soprattutto per la musica!! È lì che nascono discussioni e pareri che possono proseguire all’infinito: tutti che vogliono convincere tutti (gli altri) che quella canzone o quel cantante è il migliore!!

Il bello è, che non è un discorso di gusti (come abbiamo sempre pensato!!) ma di cervello!! E siccome ognuno ha il suo, di conseguenza piace quello che l’emisfero sinistro del nostro cervello recepisce “come migliore”. Nell’emisfero sinistro del cervello c’è un “centro cerebrale della musica”, ed è lì che bisogna andare a studiare per capire perché ad alcuni piace di più “Bella bionda” di Daniele De Martino (nella foto-copertina), e ad altri “Pensieri e parole” di Battisti e Mogol.

Quindi, alla fine non è nemmeno “colpa nostra” se mettiamo al primo posto i cantanti neomelodici napoletani e un gradino più sotto la discografia di Frank Zappa e Mozart. È il nostro cervello che decide per noi!!

Questo articolo nasce all’indomani del concerto straordinario tenutosi a San Marco in Lamis dal cantante siciliano, ma che canta in napoletano, Daniele De Martino, in villa c’erano un migliaio di persone, tra cui tantissimi ragazzini che hanno preso letteralmente d’assalto il palco.

Cerchiamo di capire perché la musica neomelodica piace così tanto, e per alcuni minuti non facciamo gli alternativi turandoci il naso quando ascoltiamo “per caso” canzoni di Carmelo Zappulla & friends. Se ci fate caso le melodie di queste canzoni sono molto simili, e risentono senza dubbio del “lamento” dei muezzin”, il “cantante” islamico che dal minareto di una moschea richiama i fedeli con una cantilena formata da tre-quattro note e non di più.

Non so cosa possa avere influenzato in un modo così chiaro la canzone neomelodica napoletana da somigliare al canto del muezzin. A Napoli c’è una lunga e importane strada denominata “Medina”, lo stesso nome di una città araba. Forse in quella zona tanti anni fa c’era un certo modo di cantare che è stato trasmesso in modo ancestrale fino ai nostri giorni?

I testi non li consideriamo, poiché non sono quelli che attraggono l’attenzione sensoriale del nostro cervello; ma è soprattutto la melodia che ci fa emozionare, e nemmeno il ritmo ci fa commuovere. E poi, le melodie delle canzoni neomelodiche hanno un retrogusto di “Saudade”, un ricordo nostalgico, affettivo, di un bene speciale che è assente, accompagnato da un desiderio di riviverlo o di possederlo. In molti casi una dimensione quasi mistica, come accettazione del passato e fede nel futuro.

Quello di cui sopra è il preciso ritratto di noi Meridionali: ricordiamo molto il passato, immaginando il futuro, dimenticandoci del presente. E il tutto si rispecchia anche nelle canzoni napoletane, dove un forte impatto emotivo lo si riscontra nei testi, che vengono trascinati dalle note. Ma è quel senso infinito di precarietà, di passione e onore che tiene in piedi tutto il “sistema neomelodico”

“Pensieri e parole” di Battisti e Mogol, è una canzone caratterizzata da un intreccio di due melodie, che sono prima cantate separatamente per poi unirsi nella seconda strofa e nel ritornello. Detta così sembra facile, ma è forse l’unica canzone italiana impostata in questo modo.

Oltre alla bravura degli autori di qualsiasi canzone, un posto di rilievo, come dicevamo all’inizio, ce l’ha il nostro cervello, che valuta, seleziona e subito dopo sceglie quale possa essere la canzone più bella. Voglio dire: non sempre viene premiata la canzone che artisticamente è meglio composta e pensata, ma viene scelta quella canzone che al nostro cervello “arriva” prima!!

Potrebbe “arrivare prima” al nostro emisfero sinistro cerebrale la canzone “Cornutone” degli Squallor, e molto dopo “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli. E magari proprio quando ascoltiamo una canzone che è la nostra colonna sonora di una storia particolare, che il cervello ci mette lo zampino: facendoci ricordare con quella canzone, un evento straordinario o di qualsiasi altro fatto che non dimenticheremo mai.

Soundtrack: tutta la discografia di Patrizio, Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla, Tony Brina, Gigi D’Alessio, Nello Amato, Tony Capone, Salvatore Avallone, Nino D’Auria, Gino Da Vinci, Nico Desideri, Gigione, Giacomo Lauro, Gianni Mariani, Salvatore Meola, Raffaello, Mimmo Rocco, Enzo Ruffino, Vito Sirio, Lino Tozzi, Mauro Nardi, Tony Miranda, Gianni Maragliano, Enzo Gambardella, Pino Giordano, Nando Mariano, Pino Moccia, Alberto Sally e tanti altri che ci sono e quelli che verranno…

Mario Ciro CIAVARELLA AURELIO