San Marco in Lamis, il noto “Figaro” Gennaro Sassano si congeda (col rimpianto di molti)

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di Antonio DEL VECCHIO.

Il Figaro cittadino, per antonomasia, chiude bottega, a San Marco in Lamis. Lo fa dopo più di cinquant’anni di onorata e forse invidiata professione. E questo perché l’arte, sposata alla cultura della musica e dell’intrattenimento, gli ha permesso di diventare uno dei personaggi più noti nella vita e nella storia della sua città. La stessa che fu dei Soccio, dei Nardella e non ultimo dei Tusiani. Non a caso, quest’ultimo, lo aveva immortalato, alla pari di Rossini e di altri grandi musicisti del passato, con la sua composizione “Lu vareviére mije”, il barbiere mio. Anzi, per quanto si dirà, costui è stato forse l’ultimo dei sammarchesi ad aver colloquiato telefonicamente con il predetto e sua nipote Paula, prima della morte, dolendosi entrambi per l’incipiente pandemia da Coronavirus.

Lo era per davvero, perché la sua bottega era un luogo assai frequentato dal grande letterato quando tornava ogni anno in paese per le vacanze Il riferimento è a Gennaro Sassano, classe 1950, acconciatore maschile di lungo corso, nonché maestro teorico e pratico di diverse generazioni di alunni talentuosi. Ora, parecchi di loro esercitano da primi attori in ogni parte d’Italia e del mondo, a cominciare dalla nostra capitale, per finire allo stesso paese. La notizia del suo congedo, data qualche giorno fa su facebook da Luigi Ciavarella, è stata accolta come un fulmine a ciel sereno dalla lunga e larga schiera dei suoi amici e clienti di ogni dove, convinti anche dalla sua gioventù e salute ben conservata. Gennaro è un creativo che viene dalla gavetta. Per capirne i pregi, bisogna andare a ritroso negli anni, approdando alla sua infanzia. Ecco alcuni accenni biografici della sua variegata formazione.

Secondogenito di tre figli, egli appartiene ad una famiglia modesta che campa col sudore della fronte, a cominciare dall’esempio del padre Carlo, che, per assicurare il sostentamento alla famiglia, emigra in Australia, facendo ritorno in paese dopo una decina di anni con un suo gruzzolo e poi qui rimane, per un altro impiego meno faticoso. A sei anni il ragazzo viene iscritto alle Elementari ‘Balilla’. Qui compie regolarmente l’intero ciclo di studi sotto la guida del maestro Matteo Francavilla. Dopo di ché è mandato alle Scuole di Avviamento, dove è coccolato, per il suo carattere limpido, da diversi insegnanti. In primis, c’è Salvatore Tavoliere, insegnante di materie agrarie, che lo vuole bene come un figlio ed è cliente fisso della sua bottega sino alla morte. C’è poi Paola Del Giudice, docente di Matematica, al momento ancora vegeta e sana sulla soglia dei suoi quasi cent’anni. Quest’ultima lo aiuta tantissimo a superarre i suoi ritardi nella materia.

Infine, si stagliano netti nella sua memoria tanti altri insegnanti ancora. Frequenta il ciclo – ci dice con un cenno di rammarico – vergogna – fino al passaggio alla scuola media unificata con “un trimestre di ritardo”. E questo perché durante l’anno è costretto saltuariamente ad abbandonare gli studi per andare a compiere nella piana del Tavoliere le diverse campagne di raccolta di pomodori, di diserbo e raccolta di barbabietole, vendemmia, ecc. Finita la scuola, il papà, che era bidello presso il Liceo Classico ’Giannone’, lo manda a bottega dal Maestro barbiere, Peppino Vincitorio, operante nel centralissimo Corso Matteotti. Qui resiste per tre anni, passando poi alle dipendenze di Giuseppe Saracino, a Porta San Severo, dove esercita il mestiere e subito dopo ne conduce la guida, essendo il suo datore di lavoro, emigrato in USA.

Dopo di che va a fare il tirocinante di odontotecnico presso Angelo Massaro alla strada del Ponte (Via Roma), genitore ora di due valenti dentiste. Qui dopo due anni lascia, perché per continuare regolarmente il mestiere deve frequentare e diplomarsi all’apposito corso Superiore, impossibile a farsi, perché bisogna spostarsi dal paese e spendere tanti soldi, che la famiglia non ha. Desiste anche perché è chiamato alle Armi, prestando servizio prima presso il 28° Rgt di FTR a Fano e poi al Genio Pontieri di Piacenza. Nel 1982, dopo alcuni anni di fidanzamento, sposa la sua amata Antonietta presso il Santuario di San Matteo. Dopo alcuni anni trascorsi ad operare in Corso Matteotti, apre bottega, questa volta, in Piazza A. Moro. In quegli anni, seguendo l’alternanza lavoro-formazione, frequenta l’Accademia Nazionale Acconciatori Maschili (ANAM) di San Severo, acquisendo dopo un quadriennio prima il titolo di Maestro e poi quello di Maestro insegnante.

I diplomi in pergamena sono esposti in bella mostra presso il suo frequentato esercizio, dove lui trascorre la sua vita intensa di barbiere e di animatore musicale, prima a gomito a gomito con i vari gruppi che si alternano alla fine degli anni ‘70 –‘80, con i rispettivi musicisti, diventati poi famosi, come: Teo Ciavarella (jazzista di fama e direttore d’orchestra da camera, vicino a Lucio Dalla); Ciro Iannacone, docente di Lettere; Tiziano Paragone, chirurgo-jazzista; Gigino La Sala, questore della Polizia di Stato, jazzista; il rignanese Salvatore Villani, etnomusicologo di fama e tanti altri ancora. La ‘bottega’ diventa ritrovo ricercato anche di organizzazioni musicali di alto livello. Il suo nome ed indirizzo diventa famoso ovunque e tra i grandi artisti. Tra l’altro, conosce ed assiste Alberto Sordi, devoto di San Pio, pranzando con lui a Parco delle Rose in San Giovanni R (la relativa foto farà da copertina al suo prossimo album dei ricordi).

Il suo recapito era noto persino alla grande e compianta Mia Martino. All’inizio del ‘ 2000, la sua bottega è visitata e usata, in termini di taglio di capelli, da Antonio Di Pietro, a quel tempo noto solo come Magistrato di Mani Pulite. Tra i due è amicizia a prima vista, che diventa col passare del tempo sempre più intensa e praticata a livello famigliare. L’abruzzese era un devoto di Padre Pio. Si spiega così la sua assidua frequenza di questi luoghi.  Quest’ultimo, pensa bene in seguito di costituire qui una delle sue più importanti sezioni di ‘Italia dei Valori’, guidata dal navigato dirigente ed ex sindaco PCI, Giuseppe Soccio. Di essa fanno parte tante anime pulsanti ed idealiste. Ci si riferisce al succitato Paragone, a Giovanni Tancredi, autista Sita, originario della vicina Rignano, diventato poi consigliere comunale, per i medesimi colori.

È barbiere per lungo tempo anche di Padre Gerardo e dei suoi orfanelli a Stignano, oasi frequentata dai massimi dirigenti della DC pugliese e nazionale, da Moro ad Andreotti, da Carcaterra a Vincenzo Russo e per una volta anche di Rachele, vedova di Mussolini devota anch’essa del Frate delle stigmate. Il nostro interlocutore è come un fiume in piena. Ricorda, altresì, ad uno ad uno tanti altri personaggi da lui conosciuti e praticati e, nonostante l’appello a restare, rivoltogli dai centinaia e centinaia di amici e clienti sui Social, si dice deciso a lasciare la bottega per dedicarsi ad altri hobby preferiti, come la musica, e le escursioni nei boschi, ma non a chiuderla definitivamente. Infatti, sarebbe felice di lasciare il testimone ad un altro incipiente e valido barbiere, mettendogli a disposizione, senza nulla a pretendere, la sua fornita attrezzatura.

Buon congedo, Gennaro!