Un anno vissuto pericolosamente

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Ma anche un anno che, seppur mortificato dalla pandemia tuttora vigorosa, ha avuto spunti letterari e musicali in grado di arricchire il nostro paese di novità

di Luigi Ciavarella

Fare un bilancio dell’anno appena trascorso comporta dei rischi perché qualsiasi cosa si dica degli eventi che ne hanno caratterizzato il percorso non si può non sottolineare che sia stato un anno maledettamente segnato dalla pandemia del coronavirus che ha condizionato ogni cosa. Tuttavia abbiamo avuto, seppure con minore impatto rispetto al passato, una serie di fatti legati alla cultura che hanno evidenziato, semmai ce ne fosse bisogno, quanto sia perlomento costante la vitalità che ha dimostrato la nostra cittadina nei confronti dell’arte come della letteratura e della musica.

Abbiamo appena segnalato lo splendido secondo tomo dei “Canti popolari di San Marco in Lamis” di Grazia Galante, la nota ricercatrice che ci delizia da tempo delle sue ricerche sempre gustose e fondamentali per la salvaguardia della nostra memoria collettiva che già si profilano altri progetti all’orizzonte.

L’anno comincia con un paio di eventi entrambi sostenuti dall’interesse per la parola dialettale. Il primo ha riguardato la presentazione del volumetto di Francesco Paolo Borazio, – il nostro poeta vernacolare per antonomasia -, dal titolo “lettera dalla Sguizzera” , curato da Antonio Motta, in cui l’Autore, scomparso nel 1953, immagina di inviare lettere dalla Svizzera a parenti e conoscenti, con una scrittura dal carattere spiccatamente autoironico. Il secondo invece si è prodotto al Teatro Giannone dove il cantautore Ciro Iannacone ha tenuto un concerto particolarmente intenso in cui ha presentato il suo nuovo lavoro dal titolo “Retratte Pajesane”, un album insolito, dialettale, i cui testi sono stati scritti da Antonio Villani.

Per restare in tema segnaliamo la pubblicazione dell’ultimo lavoro del noto poeta sammarchese dal titolo “J’òje, j’ere e ll’atu jère”, un volume di liriche dialettali che sin dal titolo rimanda al passato attraverso una fitta corrispondenza di poesie che di volta in volta ci parlano di “stati d’animo, di eventi e ricorrenze, personaggi e insieme dell’atmosfera umana e sociale del proprio paese” secondo il giudizio di Raffaele Cera che ha introdotto e curato il volume. Tra le poesie ce ne sono un paio, “Pajese che aspitte” e “L’Allelujia”, che hanno avuto uno sbocco musicale grazie a Michela Parisi e Mikalett. Delle altre vorrei citare almeno la struggente “Li strate lu pajèse” che ci conduce tra le pieghe della memoria attraverso un testo sognante fatta di ricordi. Sul libro ci ritorneremo perché offre molti altri spunti interessanti.

Riguardo la letteratura il paese ha perduto la sua massima autorità nel mondo, Joseph Tusiani, scomparso a New York in aprile all’età di 96 anni e ciò ha spinto Pietro Villani a dedicargli una poesia dal titolo “Il ritorno del Cerilo”, diventato nel frattempo anche un video realizzato da Gino Caiafa. Allo stesso modo lo ha fatto anche per Angelo Gualano, il giovane perito accidentalmente, la cui scomparsa ha suscitato molta emozione in paese, dedicandogli “Il volo dell’angelo”. Ma prima di lui ci aveva pensato anche Antonio Villani, anch’egli impressionato dal triste evento, che invece si è espesso in forma dialettale (Vole d’Angelo).

Rimanendo in tema abbiamo avuto alcune poesie dialettali a forma di ballata rivolte all’attualità nefasta dominata dalla pandemia della prima ondata. In questo senso sia Tonino Villani che Raffaele Nardella, uno dei leader della formazione popolare Festa Farina e Folk, si sono espressi in proposito. Il primo, in chiave ironica e leggera, (“Aria malata” ma, successivamente, anche “La ballata la crona” Tempe malate”) il secondo, con tono molto più diretto e musicale (“Tarantella malata”), poi diventata un motivo musicale grazie agli arrangiamenti di Angelo Ciavarella. Raffaele Nardella e Angelo Ciavarella con Sara La Porta, una delle voci più suggestive del panorama cittadino, sono anche responsabili della rilettura di uno dei canti devozionali più antichi del mondo (Deus ti salvet, Maria), di tradizione sarda, eseguita durante i giorni che precedono la Paqua. Un evento molto emozionante che ha segnato la settimana Santa.

Tra le pubblicazioni uscite quest’anno vi sono alcuni titoli da segnalare, alcuni importanti ed altri di minor impatto perché circoscritti nell’area di paese. Tra quelli importanti da citare il romanzo di Sergio D’Amaro (“Finché la notte non ci separi”, edizioni MesaMuci). L’Autore, nativo di Rodi ma notoriamente residente a San Marco in Lamis, ha un ricco catalogo di volumi pubblicati a suo nome che spaziano in diverse direzioni (poesia, romanzi, saggi, etc. acquistabili on line). Questa ultima fatica che “consegna ai lettori un romanzo giocato su diversi piani spazio temporali”, possiede tutte le qualità necessarie per farsi apprezzare.

Non da meno l’unico romanzo scritto da Joseph Tusiani, uscito in piena pandemia, dal titolo “Quando la Daunia bruciava” (CD L. Sciascia editore), a cura di Antonio Motta, che rievoca uno dei momenti più tragici della città di Foggia bombardata dagli anglesi nel corso dell’ultima guerra mondiale. Un romanzo scritto dall’Autore nel 1949 e rimasto inedito per tutto questo tempo. Anche questo un libro importante da leggere.

Così come sono stati importanti i romanzi dei narratori italiani che si sono avvicendati nel corso della Rassegna Letteraria “Pagine d’Autore” durante l’estate scorsa. Una realtà culturale cittadina diventata nel frattempo un appuntamento fisso che tiene ogni anno al centro dei suoi obiettivi l’invito alla lettura attraverso i libri e le testimonianze degli Autori. La manifestazione è guidata, direi con competenza e passione, dalla professoressa Carla Bonfitto.

Degli altri altri libri c’è da segnalare il gustoso volumetto di Antonio Cera che ha per titolo “Un tempo, a San Marco”, giunto quest’anno al secondo volume. Il libro, che si può acquistare in edicola, è un caleidoscopio di fatti e fatterelli personali, ricordi e memorie che hanno arricchito la sua vita, spesso divertenti, altre volte affettuose che rievocano “storielle tra futilità, facezie e altre cose semiserie” (parole dell’autore). In realtà sappiamo tutti quanto sia stato importante il ruolo di Tonino Cera in passato nelle diverse attività che lo hanno visto coinvolto. Non ultimo il suo ruolo di mezzala destra nella gloriosa squadra del Sammarco “del tempo che fu”, tanto per citare un nostalgico Mario Stilla, calciatore anch’egli tra i più illuminati del suo periodo, il quale, con lo pseudonimo Alexis, adottato per declamare periodicamente dalle pagine dei siti locali le sue poesie giovanili (ma ha scritto anche un intero volume dal titolo “Parole, emozioni e pensieri”) ha prodotto altresì un testo, in dialetto, con lo scopo di rievocare (e celebrare) le antiche gesta calcistiche che lo hanno visto protagonista insieme ad altri, tra cui anche Tonino Cera.

Al testo il cantautore Mikalett ha dato voce con la complicità non soltanto di Ciro Iannacone, che ha curato gli arrangiamenti, ma sopratutto con la fattiva collaborazione di una degna rappresentanza di calciatori di quel lontano periodo, provvedendo a costruirci un motivo musicale che è diventato un CD dai toni travolgenti, “Olio petrolio benzina e minerale” una cinquantina di anni fa. (San Marco nel pallone), il classico tormentone che accompagnò le azioni dei nostri calciatori. Nella cover anche alcuni scatti in bianco e nero prestati da Giuseppe Bonfitto. Degli ex calciatori che vi hanno prestato la propria voce ai cori abbiamo il mitico Giggino Pignatelli seguito da Angelo Cera, Giuseppe Contessa, Pietro Bonfitto, Nicola Perilli, Antonio Giuliani, Michele Mimmo e il già citato Tonino Cera, tutti a cantare all’unisono il fatidico ritornello.

Quasi in contemporanea abbiamo avuto anche l’impegnativo CD single di Mikalett dal titolo “L’Alleluja”, in duplice versione vernacolo/lingua con testo scritto da Antonio Villani e curato musicalmente da Natale Tenace e Le Pietre Azzurre e, qualche mese prima, anche il melanconico “Sognare l’America” di Ciro Iannacone su testo di Giuseppe Bonfitto. Da segnalare in proposito anche un intero CD di brani evergreen uscito l’estate scorsa a nome della formazione i Monoreddito, di cui questo giornale ha già dato notizia, dal titolo “Just for fun”.

Insomma un anno vissuto pericolosamente sotto la scure del morbo ma anche un anno in cui il paese è riuscito a sopravvivere con sufficiente dignità e rispetto delle norme, pensando addirittura di arricchire, con la vitalità con cui si è sempre contraddistinta, spazi culturali e paesaggistici importanti come per esempio la realizzazione in alcuni angoli suggestivi del paese della street art con frasi celebri dei nostri autori più famosi (Tusiani e Tardio ma anche del giovane scrittore Antonio Shiena), grazie ad un pugno di ragazze, e l’inaugurazione del monumentale Arco in piazza Europa progettato dall’architetto Antonio Pio Saracino, che apre una nuova era per il paese, almeno voglio sperarlo.