Le Fracchie di San Marco in Lamis, uno studio le collocherebbe ancor più indietro nel tempo

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Da studi più recenti condotti da Romano Starace e prima da Gabriele Tardio è stato scoperto che le Fracchie sono molto più antiche della costruzione della chiesa dell’Addolorata (1717) e quindi della Processione delle Fracchie. È quanto si legge sul profilo Facebook della professoressa e storica delle tradizioni locali, Grazia Galante.

Nel Medioevo già c’erano ed erano delle torce alimentate a olio o a cera. Già negli Statuti comunali del 1490 si legge che ogni sera dopo che il vicario aveva fatto suonare el posciaio, che probabilmente coincide con il suono dell’Avemaria* con cui si annunciava la fine della giornata lavorativa, era fatto divieto di uscire per il paese (andare per terra) con un lume. Chi non rispettava tale norma veniva punito. Se a camminare erano diverse persone (fino a 5-6) si concedeva la possibilità di usare un lume, se erano in dieci una fracchia.

In un altro documento del 1649 si legge che c’era la consuetudine di donare all’abate una Fracchia dal peso di un chilogrammo in segno di sudditanza.

Nel 1848 si legge ancora che le Fracchie venivano utilizzate per accompagnare le processioni pasquali.

Sul significato più profondo delle fracchie Romano Starace dice: “… nel cerimoniale cattolico il fuoco rappresenta la luce di Cristo che impedisce ai credenti di camminare nelle tenebre della morte, e allo stesso tempo è il segno della vita nuova in Cristo. A questo proposito, nei riti delle onoranze funebri era consuetudine che il ‘provveditor de morti badasse a sistemare quattro torcette intorno al cadavere… ‘. Senza darvi significato assoluto, credo sia possibile che il richiamo al fuoco nel corso del rito processionale della settimana Santa possa riferirsi alla Pasqua di resurrezione.”

Ringrazio Romano Starace per le notizie che mi ha fornito e per la ricerca che sta conducendo sulle origini di San Marco – si legge a conclusione della nota della prof. ssa Galante.

*Quando non c’erano gli orologi in casa e quelli pubblici erano ubicati in posti distanti dalla propria abitazione (Municipio, edificio scolastico Balilla, San Bernardino), le ore della giornata erano scandite dalle campane delle chiese che erano ubicate nei diversi quartieri del centro abitato Ad annunciare l’alba ci pensava lu matetine, a ricordare agli scolari che era giunta l’ora di andare a scuola (ore 8.00) era lu nti nta, alle ore 12 suonava e suona mezijurne, alle ore 14.00 suonava nuovamente lu nti nta, verso le ore 16.00 suonava vint’ora, all’imbrunire inoltrato suonava vintiquattora o Avemaria.