Ersilia, le altre e Lucia Tancredi: un mondo di donne tra mistero e misticismo

di Tonino DANIELE (*)

Ai libri non imprimo mai il mio “ex libris” (vedi foto a margine ndr) se non dopo averli letti: un libro ti appartiene solo dopo la sua lettura, prima lo possiedi soltanto come qualsiasi altro oggetto, magari bello a vedersi ma nulla più.

Ecco perché il libro rimane un oggetto strano: possederlo soltanto non ti arricchisce. Io poi ci metto del mio: li maltratto sottolineandoli con matite diversamente colorate, ne evidenzio le parole, le frasi, riempendoli di bigliettini di varia foggia (risparmio solo la sciatteria dei ripiegamenti agli angoli superiori). Ogni mio libro è un “pezzo unico”, impreziosito. Ersilia e le altre di Lucia Tancredi (edito da Ponte alle Grazie) non si è sottratto al suo destino. È un libro che mi ha chiesto di appartenermi: pagina dopo pagina, parola dopo parola ha preteso di stabilire una relazione intima con i suoi personaggi, con le sue donne.  

Ho aspettato che altri ne parlassero, lo leggessero. Ho lasciato volentieri ad altri la fretta, la smania di arrivare prima (non importa dove e a cosa), perchè io ho bisogno di tempo, questo libro ha bisogno di tempo, di quello necessario per «frugare nelle ferite», anzi provocarle, come direbbe Emil Cioran nel suo Squartamento, perché in ogni sua riga c’è qualcosa di utile e favoloso.

Lucia Tancredi racconta, ricercando e plasmando parole, delle scelte coraggiose e coinvolgenti che hanno segnato l’intera vita di Ersilia Bronzini nella Milano di fine ‘800, «una città che corre e si consuma nell’urgenza della modernità, dove le bambine – le piscinine – stanno in strada come cani randagi», mossa dall’ideale di non permettere «che nessuna scintilla di bene arda inutilmente». Ma Ersilia in questo suo ambizioso progetto di vita non è sola, è insieme ad altre donne: Alessandra, Laura, Anna, Ada, Rosa, Maria, Eleonora, Sibilla e tante altre.

Donne incandescenti, che hanno cercato, insieme alla loro, la felicità di altre donne, delle ultime, di quelle dimenticate, violentemente possedute. Donne che «escono di casa per trovarsi una casa dentro», «che imboccano una strada dietro l’altra e credono che sia sempre un ritorno», che hanno tradotto in azioni concrete, tangibili, le loro idee, i loro desideri, il loro modo di stare al mondo, il loro parlare, ma soprattutto donne che hanno creduto nella libertà, propria e degli altri, senza vergogna, senza mai arrendersi, forse con la sola paura di perdere tutto pur di essere (e rimanere) libere, coinvolgendo chiunque nelle loro “rivoluzioni”.

Quella di Lucia Tancredi rimane una rivisitazione filologica del femminismo: come raccontare le lotte, i sogni, ed anche le delusioni di donne straordinarie attraverso il romanzo, riuscendo – così – a ridurre il divario tra narrazione e realtà, e sfidare la vita trasformandola in letteratura, aiutando il lettore ad affinare gli strumenti critici per riflettere sulla realtà.

Bisogna riconoscerle la capacità di entrare nella mente delle sue eroine, di esplorarne le paure, interpretarne i sogni, coltivarne le speranze, fino a diventare una di loro, una loro “sorella” «da cui vogliono sentire quella confidenza che non è mai stata fatta, che prende fuoco con un niente»: lei ha bisogno delle sue donne e le sue donne hanno bisogno di lei, un bisogno reciproco come il nocchiero ed il vogatore per governare una nave.

Ersilia e le altre hanno trovato una valida amica proprio in Lucia Tancredi. Lei ha saputo, con discrezione, parlare e scrivere di donne, del loro misticismo e del loro mistero, delle loro risorse interiori e di quella luce – che solo loro posseggono – capace di illuminare l’intimo di ogni cosa, di dispiegare la profondità dell’intelligibile. La nostra ha sempre dedicato i suoi romanzi (storici) alle donne, anzi «ai livelli e alle sfere di vita delle donne: agli spazi e ai modi in cui vivono e sono trascorse le loro esistenze». Ha ricordato donne straordinarie del passato, riuscendo ad attualizzarle nel presente e proiettarle nel futuro, «aprendo possibilità nuove per ciò che verrà» e dare risposte efficaci alle contraddizioni della contemporaneità.

I libri hanno – però – un altro pregio: quelli veri ne richiamano altri. E quelli di Lucia Tancredi ricordano quelli di Anna Banti e, come di questa, anche della nostra si deve pensare ad un “progetto Tancredi”, per così dire, ovvero di considerare l’opera dell’autrice nella sua interezza: Lucia Tancredi insieme ad Ersilia, a Monica, ad Ildegarda di Bingen, Jacopa dei Settesoli, Giulia Schucht.

Insomma, ancora una volta l’autrice è riuscita ad ammantare di mistero i suoi personaggi, le sue donne, offrendo a chi legge gli strumenti per svelarlo, decodificarlo, nella convinzione (mal celata) che questi finirà per innamorarsene.

(*) nella foto-copertina

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