Merla invia PEC a Giove Pluvio per calmare la pioggia e far partire le fracchie, don Matteo Ferro su tutte le furie: «Meglio invocare la Madonna Addolorata»

Emergenza maltempo e “crisi diplomatica” tra sacro, profano e mitologia a San Marco in Lamis.

A ridosso del venerdì santo, le abbondanti piogge che si stanno abbattendo sul Gargano e su San Marco in particolare, minacciano di bloccare la tradizionale Processione delle “fracchie”: le enormi torce di legno itineranti che, trainate a forza di braccia, hanno il compito di illuminare il cammino della Vergine Addolorata alla ricerca del Figlio morto.

Per scongiurare il blocco dell’evento, il sindaco Michele Merla ha tentato una via istituzionale decisamente originale: ha inviato una PEC urgente direttamente a Giove Pluvio. Nel dispaccio elettronico, il primo cittadino ha chiesto formalmente alla divinità mitologica una tregua meteorologica immediata, così da permettere alle fiamme di ardere e ai fracchisti di muovere in sicurezza i coni di legno infuocati lungo le vie del paese.

L’iniziativa, trapelata rapidamente dai corridoi del Municipio, ha però innescato la dura reazione del parroco. A tuonare contro la fascia tricolore è stato infatti don Matteo Ferro, che ha bacchettato il sindaco senza mezzi termini. Il giovane reverendo si è detto su tutte le furie, giudicando inaccettabile che un rappresentante della comunità si sia rivolto al dio greco della pioggia anziché appellarsi alla fede cittadina.

«È inaccettabile per la nostra comunità», ha dichiarato poco fa don Matteo a Sanmarcoinlamis.eu. «Invece di inviare messaggi telematici a un dio greco, il sindaco avrebbe fatto molto meglio a invocare la Madonna Addolorata, che è la patrona e vera protettrice della nostra città. Le fracchie bruciano per illuminare il dolore della Vergine, sarà a Lei che dovremo rivolgere le nostre preghiere per ottenere la grazia di un cielo sereno, non a Giove Pluvio!».

Mentre in municipio si attende ancora un’eventuale ricevuta di ritorno dall’Olimpo, i sammarchesi continuano a guardare il cielo con apprensione, sperando che l’incidente diplomatico-religioso porti, in un modo o nell’altro, alla tanto sperata schiarita.