Le STORIELLE di Tonino Cera: “I nomi, le parole, la fantasia del Parente… e non solo”

Michele Pignatelli, come è noto, è uno dei protagonisti indiscussi di queste nostre “storielle” paesane. Il Parente – così come è conosciuto da tutta San Marco, poiché si sente e afferma da sempre di essere il “parente” di tutti – riesce come pochi a tirare fuori le immagini più fantasiose.

Di recente ha compiuto i suoi novant’anni e, per l’occasione, ci siamo intrattenuti con lui in una serata magnifica di autentica spontaneità presso la Biblioteca Comunale. Abbiamo ripercorso gli anni vissuti nel mitico “salone” di Tonino Giampriamo, il leggendario “Ciamoria”. Insieme, abbiamo ricordato le avventure più incredibili che si svolgevano lì e nei luoghi limitrofi, vicende di cui si è già raccontato ampiamente nelle due parti pubblicate di “Un tempo, a S. Marco”.

Quella sera si è parlato molto dei modi di dire inventati di sana pianta, un vero e proprio esercizio di stile che vedeva coinvolti molti protagonisti della vita del paese.

Qui non ci riferiamo solo alla leggendaria spontaneità di Tonino Giampriamo, che possedeva la rara capacità di trasformare il “normale” in autentiche invenzioni lessicali (tra le tante, basta ricordare quel geniale “Oronzocopo”!). Quello che vogliamo raccontare è la capacità del Parente, e dei suoi amici, di costruire nomi e locuzioni partendo dalle mille sfaccettature della realtà che ci circonda.

Proprio a Tonino Giampriamo, ad esempio, venne affibbiato il soprannome di “Gamba d’oro”. Se lo guadagnò per aver segnato una rete durante una partita di calcio tra amici. Per essere precisi, non fu Tonino a colpire il pallone, ma fu quest’ultimo a rimbalzare inesorabilmente contro lo stinco del nostro: ecco spiegato il riferimento all’oro!

La musica era un’altra grande fonte di ispirazione. Da una canzone ascoltata al Festival di Sanremo cantata da Nicola Di Bari, “Il cuore è uno zingaro”, in cui si ascolta la frase “catene non ha”, Michele prese a chiamare i fratelli Nardella – già noti con il soprannome di “Catenedde” – proprio così: “catene non ha”! Oppure, riferendosi a Sebastiano Contessa (per gli amici Ninuccio), quando per un motivo qualsiasi lo si nomina e lui non è presente, il Parente precisa subito: “Sì sì, Leone quanne ieva meninne”, riferendosi in modo esilarante all’ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone. E dite voi se non coglie nel segno!

Non mancavano poi locuzioni in lingue “disperate”, coniugate con assoluta libertà ma con significati più o meno comprensibili, nate dal puro gusto di giocare con le parole.

Si andava da un inglese assai approssimativo come:

“A japanese girl all america long go…” . Fino a un “latinorum” in bilico tra la goliardia e la blasfemia: “Christus natus et sisti nobis, et in culi tibus et in corpore vestri: venite odoremus!”

Il significato di quest’ultimo potrebbe apparire inestricabile, ma il riferimento era semplicemente a un “bisogno umano” con relative conseguenze olfattive. Al Parente piaceva, e piace ancora oggi, declamare e farsi ascoltare. Si tratta di luoghi e personaggi scomparsi, ma che hanno riempito di significato e di senso la nostra vita.

Anche gli altri non erano da meno. Chi, se non Ciamoria?

Si stava lì, al Salone, magari senza fare nulla, ai limiti della noia. E di colpo, mentre qualcuno diceva la sua, saltava fuori il commento che non ti aspetti: “Eh, sì, che vuoi farci: ogni mondo è paese!”. Di rimando, a Tonino che l’aveva appena pronunciata, si chiedeva: “Tonì, ma quanti mondi ci sono?”. La risposta consisteva sempre in un immancabile e sincero sorriso.

E che dire di quella volta che Tonino andò a casa di un cliente per un servizio a domicilio? Bussò e alla porta si presentò la figlia del cliente. Tonino chiese: “C’è babbo?”. Gli fu risposto di no. Di rimando, il nostro insistette: “…e babba c’è?”.

Qualcuno che legge oggi dirà: “Ma dai, come si fa a non dire ‘mamma’?”. Eppure, come si è detto più volte, si trattava di una subitanea e incontenibile spontaneità: ed è questa la vera spiegazione di ciò che si racconta.

Come già detto in un’altra parte di queste storielle, tornando al nostro caro Parente: e se a Forcella, quel giorno di tantissimi anni fa, avesse comprato quella laurea… come sarebbe andata a finire? Vallo a sapere!

Leggi le Storielle precedenti:

  1. STORIELLA: RITA E LA BANANA
  2. STORIELLA: DON GIUSEPPE MIO
  3. STORIELLA: IL SALUTO CON UNA PUNTA DI MISTERO
  4. STORIELLA: NEMMENO LE SUORE