Le STORIELLE di Tonino Cera: “…e se ieva preta…” o… “nigghie”!”

Ora non lo si vede più, ma, appunto “Un tempo, a S. Marco”, il gioco del calcio lo si praticava in qualsiasi spazio più o meno largo e lungo, non necessariamente piano o senza scalini, poiché così erano le strade sammarchesi, e si giocava anche lì, quelle prima dell’espansione verso S. Matteo o verso S. Nicandro.

Lo facevo da solo o con qualcuno dei miei fratelli in Via S. Martino, la “strata de iuna faccia”, una volta pavimentata, calciando una sfera qualsiasi verso la salita e ricevendola dall’altro giocatore o respinta dai gradini. E lo facevano anche tanti altri ragazzi.

Ne ho parlato in altri lavori sul calcio a S. Marco, vi erano poi altri spazi più adatti alla bisogna: “sotta li cerretedde”, “alla chiazzetta”, “allu caucenare”, “all’Addulurata”, ecc. Stiamo parlando di fine anni ’50, inizi anni ’60 del Novecento, quando a S. Marco (e non solo) le auto erano pochissime. Ne feci cenno in altre occasioni: addirittura Angelo Ciavarella, alias “Pezzegone”, che possedeva un camion, parcheggiava comodamente davanti casa sua su Corso Matteotti.

E su quel corso, dove abitava all’epoca la mia famiglia, spesso si giocava a calcio, uno contro uno o due contro due. Le porticine erano i tombini della fogna che si trovavano – e si trovano – di fronte alle strade perpendicolari a Corso Matteotti.

Sempre per il fatto che non vi era praticamente traffico automobilistico, vi fu un periodo in cui si organizzavano partite di calcio anche subito dopo la curva a U che da Via della Vittoria porta su Via S. Nicandro. E quelli erano incontri con portieri, e squadre 5 contro 5. La stessa cosa per gli incontri “all’Addulurata”, dove qualcuno sostiene che s’inventò il Calcio a 5.

Si giocava per strada, dunque, e passava gente che qualche volta si fermava anche a guardare. Poteva capitare che la sfera di gioco senza volerlo colpisse qualcuno. Nulla di grave, si intende, ma se veniva colpita qualche signora o signorina di una certa età, la sottolineatura era immediata, a prescindere dalle scuse da parte di chi giocava: “…ehh, e si ieva preta!” (e se era una pietra!).

Naturalmente l’osservazione era grossa, poiché giocare a calcio con i sassi, o “li prete”, che dir si voglia, è quantomeno problematico. Anche se all’epoca, lo ribadisco, tutto quel che di sferico si potesse avere a disposizione faceva al caso. E, quindi, quell’osservazione che ho definito grossa forse non lo era; si può dire ad ogni buon conto che fosse eccessiva.

Ho assistito a situazioni paradossali giocando a calcio. Ecco cosa accadde in un Apricena – Sammarco di alcune decine di anni fa. Quelli con l’Apricena erano derby sentitissimi e seguitissimi, pensate anche ai sammarchesi lì trasferitisi nel corso degli anni (basta solo far caso ai cognomi che fanno riferimento alla Valle, Potenza, Tenace, Coco, ecc.). Centinaia di sportivi sammarchesi, quindi, seguivano la squadra quando si andava nella Città della pietra.

Partita tirata e agonisticamente accesa: ad un certo punto viene fuori uno spiovente di quelli che ai tempi nostri venivano anche chiamati “campanili”, per l’altezza della traiettoria. Per incanto, la sfera si infila sotto la traversa del Sammarco. Michelino Luciani, portiere storico della squadra, nemmeno si muove, ma guarda la sfera che entra in porta indisturbata. 1 a 0 per l’Apricena.

Gigino Pignatelli corre verso la porta imbestialito, e urla improperi contro Michelino che, non sapendo come giustificarsi per quel che era accaduto, così gli risponde: “Pensava che ieva nigghie…!” (Pensavo fosse un uccello…!). E dire che lui di uccelli si intendeva, poiché spesso piazzava tagliole nei pressi del bacino dell’Acquedotto di Rignano Garganico, e con qualche successo.

Che felicità, però, il football, anche con “prete” e “nigghie”!

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Leggi le Storielle precedenti:

  1. STORIELLA: RITA E LA BANANA
  2. STORIELLA: DON GIUSEPPE MIO
  3. STORIELLA: IL SALUTO CON UNA PUNTA DI MISTERO
  4. STORIELLA: NEMMENO LE SUORE
  5. STORIELLA: I NOMI, LE PAROLE, LA FANTASIA DEL PARENTE… E NON SOLO
  6. STORIELLA: QUANDO SI ANDAVA A FOGGIA
  7. STORIELLA: “MO’ TE POZZE MANNA’ AFFAN….O…”
  8. STORIELLA: “CASCE O FORMAGGIO”
  9. STORIELLA: “POCA, NON SI PUO’ MAI SAPERE”